Una torta al rabarbaro, un cappone arrosto, una cucina primo Novecento e una certa idea di felicità

Nella casa di campagna la cucina è bellissima: calda, accogliente, profumata, satura di odori e ricca di ricordi come tutte le cucine di campagna e come le cucine di una volta (e non c’è bisogno di tirare in ballo la retorica e il luogo comune di una nonna).Il tempo scorre lento: appartiene più alle pentole che agli uomini. Anzi, qui, a queste due donne. A pranzo il sapore sarà quello di un magnifico cappone arrosto. La campagna è quella parigina. Sono i primi anni del ‘900. Siamo esattamente nel 1912 ed è autunno. È domenica. E Il film è “Una domenica in campagna” di  Bertrand Tavernier

La torta sarà pronta per l’ora del tè. Ne uscirà un vapore squisito aromatizzato forse alla cannella. Come un’altra torta al rabarbaro  che si sta raffreddando sulla credenza in un’altra casa molto lontana da qui, in una località sperduta del Canada: “Bud si avvicinò alla credenza…Prese una forchetta e incominciò a punzecchiarla facendo molta attenzione a non farsi vedere. Ne usciva un vapore squisito, aromatizzato alla cannella. Il suo scopo era riuscire a dilatare uno dei tagli sulla crosta superiore, per poter assaggiare la farcia”. I luoghi dove il tempo scorre lento hanno quasi sempre il sapore di una torta al rabarbaro. Anche le credenze e anche l’ora del tè hanno il sapore di una torta al rabarbaro.

Il film di Tavernier è del 1984–  Se si esclude la torta al rabarbaro, Bud non ha nulla a che vedere con il film di Tavernier. Il ragazzino abita le pagine di un racconto di Alice Munro (“Una donna di cuore” in  “Il sogno di mia madre”). L’idea di felicità è invece tutta di Tavernier.

La ricetta della mia torta al rabarbaro è invece di un maestro pasticciere – per masticare il sapore del film ho chiesto questa ricetta al ‘maestro’ Franco Franchini (pasticceria storica a Lecce, nel goloso quartiere borghese di San Lazzaro).  Tutto il quartiere si tuffa nei profumi e nei sapori di questa stupenda pasticceria. In ogni caso, per la torta al rabarbaro, chi vuole potrà suggerire altre ricette.

Quanto al film: se cercate il luogo, la casa e la campagna sono nei pressi di Wy-dit-Joli-Village, un paesino francese di 337 anime in Val d’Oise, nella regione dell’Île-de-France. Specialità del luogo? Sarà certo una torta al rabarbaro!  Impastata da mani di bambina sotto gli occhi vigili  di una cuoca/governante.  Guardate anche voi! Tra quegli occhi e quelle piccole mani il tempo si ferma e si fa metafisica in cui tutte le storie e i luoghi in cui accadono, pur rimanendo fragil,i si lasciano percepire – e quindi diventano per un attimo – eterni e immutabili. Ma è solo in quell’attimo che puoi percepirne il valore (o il sapore?). Come ci fa vedere Tavernier in tanti altri momenti del film. Uno dei tanti motivi per cui, rivedendolo, il film ogni volta ci piace.

Torta al rabarbaro. Ricetta del maestro pasticciere Franco Franchini:  creata per i cinegastronauti che passano da qui. È la prima ricetta di questo blog. La trascrivo a parte, tra le ricette. Perchè le ricette sono un capitolo a parte.

Prenotati qui per vedere il film  al QuoquoMuseo del Gusto e gustare la torta al rabarbaro. Ci verrai magari di domenica. Magari con gli amici. All’ora del tè.

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